RICA's profileLe fantastique monde de ...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    March 31

    ARMONIA DELLA SERA

    Già s'avvicina l'ora che trepido ogni fiore
    come un vaso d'incenso svapora sullo stelo;
    solcano effluvi e musiche la sera senza velo;
    malinconico valzer, delirante languore!
     
    Ogni fiore svapora trepido sullo stelo;
    il violino geme come un afflitto cuore;
    malinconico valzer, delirante languore!
    Come un altare immenso è triste e bello il cielo.
      
    Il violino geme come un afflitto cuore,
    un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido!
    Come un altare immenso è triste e bello il cielo;
    nel suo sangue rappreso il sole immoto muore.

    Un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido,
    dei bei giorni che furono raccoglie ogni bagliore;
    nel suo sangue rappreso il sole immoto muore....
    Il tuo ricordo in me brilla come un cimelio.

    (Charles Baudelaire)


    July 29

    LA PIOGGIA NEL PINETO...

    divisori22

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove sui pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t'illuse, che oggi m'illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitio che dura
    e varia nell'aria secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    né il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancora, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immensi
    noi siam nello spirito
    silvestre,
    d'arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, Ascolta. L'accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall'umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s'allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s'ode su tutta la fronda
    crosciare
    l'argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell'aria
    è muta: ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell'ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sì che par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le palpebre gli occhi
    son come polle tra l'erbe,
    i denti negli alveoli
    son come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    ( e il verde vigor rude
    ci allaccia i melleoli
    c'intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani

    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l'anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m'illuse, che oggi t'illude,
    o Ermione.

    Gabriele D'Annunzio

    divisori22

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    July 26

    LA MALINCONIA

    divisori3

    Malinconia

    la vita mia

    struggi terribilmente;

    e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente

    che mi divaghi.

     

    Niente, o una sola

    casa. Figliola,

    quella per me saresti.

    S'apre una porta; in tue succinte vesti

    entri, e mi smaghi.

     

    Piccola tanto,

    fugace incanto

    di primavera. I biondi

    riccioli molti nel berretto ascondi,

    altri ne ostenti.

     

    Ma giovinezza,

    torbida ebbrezza,

    passa, passa l'amore.

    Restan sì tristi nel dolente cuore,

    presentimenti.

     

    Malinconia,

    la vita mia

    amò lieta una cosa,

    sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,

    ch'altro non spero.

     

    Quando non s'ama

    più, non si chiama

    lei la liberatrice;

    e nel dolore non fa più felice

    il suo pensiero.

     

    Io non sapevo

    questo; ora bevo

    l'ultimo sorso amaro

    dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro

    il pensier della morte,

     

    al giovanetto,

    che a un primo affetto

    cangia colore e trema.

    Non ama il vecchio la tomba: suprema

    crudeltà della sorte.

    (Umberto Saba)

     divisori3

    May 29

    ALBATROSS

    sep

    Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
    Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
    Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
    Le navire glissant sur les gouffres amers.

    À peine les ont-ils déposés sur les planches,
    Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,
    Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
    Comme des avirons traîner à côté d'eux.

    Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
    Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!
    L'un agace son bec avec un brûle-gueule,
    L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait!
     

    Le Poète est semblable au prince des nuées
    Qui hante la tempête et se rit de l'archer;
    Exilé sur le sol au milieu des huées,
    Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.

    sep

    Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi
    uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il
    bastimento scivolante sopra gli abissi amari.

    Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro,goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi,
    candide ali, quasi fossero remi.

    Come è intrigato e incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco
    addietro così bello, com'è brutto e ridicolo! Qualcuno irrita il
    suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima
    l'infermo che prima volava!

    E il poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia
    in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli
    scherni, non puo' per le sue ali di gigante avanzare di un passo.

    sep

    (Charles Baudelaire, Les fleurs du mal/I fiori del male)

    Salvins-Albatross

    February 18

    SONETTO XLIV

    sep

    Saprai che non t'amo e che t'amo

    perché la vita è in due maniere,

    la parola è un'ala del silenzio,

    il fuoco ha una metà di freddo.

     

    Io t'amo per cominciare ad amarti,

    per ricominciare l'infinito,

    per non cessare d'amarti mai:

    per questo non t'amo ancora.

     

    T'amo e non t'amo come se avessi

    nelle mie mani le chiavi della gioia

    e un incerto destino sventurato.

     

    Il mio amore ha due vite per amarti.

    Per questo t'amo quando non t'amo

    e per questo t'amo quando t'amo.

     

    Pablo Neruda

    sep

    February 02

    ODE AL GIORNO FELICE

    29

    Questa volta lasciate che sia felice,
    non è successo nulla a nessuno,
    non sono da nessuna parte,
    succede solo che sono felice
    fino all’ultimo profondo angolino del cuore.


    Camminando,dormendo o scrivendo,
    che posso farci, sono felice.
    sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
    sento la pelle come un albero raggrinzito,
    e l’acqua sotto,gli uccelli in cima,
    il mare come un anello intorno alla mia vita,
    fatta di pane e pietra la terra
    l’aria canta come una chitarra.


    Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
    tu canti e sei canto,
    Il mondo è oggi la mia anima
    canto e sabbia,il mondo oggi è la tua bocca,
    lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
    essere felice,
    essere felice perché si,
    perché respiro e perché respiri,
    essere felice perché tocco il tuo ginocchio
    ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
    e la sua freschezza.
    Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
    con o senza tutti, essere felice con l’erba
    e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
    essere felice con te,con la tua bocca,
    essere felice.
    29
    Pablo Neruda

    November 10

    IL TUO RICORDO.........

    RosesBar
    Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono.
    Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.

    Abbandonato come i moli all'alba.
    E' l'ora di partire, oh abbandonato!

    Sul mio cuore piovono fredde corolle.
    Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!

    In te si accumularono le guerre e i voli.
    Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.

    Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
    Come il mare, come il tempo.
    Tutto in te fu naufragio!

    Era l'ora felice dell'assalto e del bacio.
    L'ora dello stupore che ardeva come un faro.

    Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,
    torbida ebbrezza d'amore,
    tutto in te fu naufragio!

    Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.
    Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

    Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
    Ti abbattè la tristezza, tutto in te fu naufragio!

    Feci retrocedere la muraglia d'ombra,
    andai oltre il desiderio e l'atto.

    Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,
    te, in quest'ora umida, evoco e canto.

    Come una coppa albergasti l'infinita tenerezza,
    e l'infinito oblio t'infranse come una coppa.

    Era la nera, nera solitudine delle isole,
    e lì, donna d'amore, mi accolsero le tue braccia.

    Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta.
    Erano il dolore e le rovine, e tu fosti il miracolo.

    Ah donna, non so come hai potuto contenermi
    nella terra della tua anima, nella croce delle
    tue braccia!

    Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto,
    il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido.

    Cimitero di baci, c'é ancora fuoco nelle tue tombe,
    ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli.

    Oh la bocca morsa, oh le baciate membra,
    oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.

    Oh la copula pazza di speranza e di vigore
    in cui ci annodammo e ci disperammo.

    E, la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina.
    E la parola appena incominciata sulle labbra.

    Questo fu il mio destino e in lui viaggiò
    il mio anelito, e in lui cadde il mio anelito,
    tutto in te fu naufragio!

    Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva, che
    dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.

    Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti
    e cantasti.
    In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.

    Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti
    in correnti.
    Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.

    Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere,
    scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

    E' l'ora di partire, la dura e fredda ora
    che la notte lega ad ogni orario.

    Il cinturone rumoroso dei mare cinge la costa.
    Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli.

    Abbandonato come i moli nell'alba.
    Solo l'ombra tremula si contorce nelle mie mani.

    Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa.

    E' l'ora di partire. Oh abbandonato!
     
    (Pablo Neruda)
    RosesBar
    November 09

    LENTAMENTE MUORE......

    RosesBar

    Lentamente muore

    chi diventa schiavo dell’abitudine,

    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

    chi non cambia la marcia,

    chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

    chi non parla a chi non conosce.

     

    Muore lentamente chi evita una passione,

    chi preferisce il nero su bianco

    e i puntini sulle “i”

    piuttosto che un insieme di emozioni,

    proprio quelle

    che fanno brillare gli occhi,

    quelle che fanno

    di uno sbadiglio un sorriso,

    quelle che fanno battere il cuore

    davanti all’errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore

    chi non capovolge il tavolo,

    chi e’ infelice sul lavoro,

    chi non rischia la certezza

    per l’incertezza per inseguire un sogno,

    chi non si permette

    almeno una volta nella vita

    di fuggire ai consigli sensati.

     

    Lentamente muore chi non viaggia,

    chi non legge,

    chi non ascolta musica,

    chi non trova grazia in se stesso.

    Muore lentamente

    chi distrugge l’amor proprio,

    chi non si lascia aiutare;

    chi passa i giorni a lamentarsi

    della propria sfortuna o

    della pioggia incessante.

     

    Lentamente muore

    chi abbandona un progetto

    prima di iniziarlo,

    chi non fa domande

    sugli argomenti che non conosce,

    chi non risponde

    quando gli chiedono

    qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi,

    ricordando sempre che essere vivo

    richiede uno sforzo

    di gran lunga maggiore

    del semplice fatto di respirare.

    Soltanto l’ardente pazienza porterà

    (Pablo Neruda)

    RosesBar

    October 27

    LE LAC

    xbyfet

    Ainsi, toujours poussés vers de nouveaux rivages,
    Dans la nuit éternelle emportés sans retour,
    Ne pourrons-nous jamais sur l'océan des âges
    Jeter l'ancre un seul jour ?

    Ô lac ! l'année à peine a fini sa carrière,
    Et près des flots chéris qu'elle devait revoir,
    Regarde ! je viens seul m'asseoir sur cette pierre
    Où tu la vis s'asseoir !

    Tu mugissais ainsi sous ces roches profondes,
    Ainsi tu te brisais sur leurs flancs déchirés,
    Ainsi le vent jetait l'écume de tes ondes
    Sur ses pieds adorés.

    Un soir, t'en souvient-il ? nous voguions en silence ;
    On n'entendait au loin, sur l'onde et sous les cieux,
    Que le bruit des rameurs qui frappaient en cadence
    Tes flots harmonieux.

    Tout à coup des accents inconnus à la terre
    Du rivage charmé frappèrent les échos ;
    Le flot fut attentif, et la voix qui m'est chère
    Laissa tomber ces mots :

    " Ô temps ! suspends ton vol, et vous, heures propices !
    Suspendez votre cours :
    Laissez-nous savourer les rapides délices
    Des plus beaux de nos jours !

    " Assez de malheureux ici-bas vous implorent,
    Coulez, coulez pour eux ;
    Prenez avec leurs jours les soins qui les dévorent ;
    Oubliez les heureux.

    " Mais je demande en vain quelques moments encore,
    Le temps m'échappe et fuit ;
    Je dis à cette nuit : Sois plus lente ; et l'aurore
    Va dissiper la nuit.

    " Aimons donc, aimons donc ! de l'heure fugitive,
    Hâtons-nous, jouissons !
    L'homme n'a point de port, le temps n'a point de rive ;
    Il coule, et nous passons ! "

    Temps jaloux, se peut-il que ces moments d'ivresse,
    Où l'amour à longs flots nous verse le bonheur,
    S'envolent loin de nous de la même vitesse
    Que les jours de malheur ?

    Eh quoi ! n'en pourrons-nous fixer au moins la trace ?
    Quoi ! passés pour jamais ! quoi ! tout entiers perdus !
    Ce temps qui les donna, ce temps qui les efface,
    Ne nous les rendra plus !

    Éternité, néant, passé, sombres abîmes,
    Que faites-vous des jours que vous engloutissez ?
    Parlez : nous rendrez-vous ces extases sublimes
    Que vous nous ravissez ?

    Ô lac ! rochers muets ! grottes ! forêt obscure !
    Vous, que le temps épargne ou qu'il peut rajeunir,
    Gardez de cette nuit, gardez, belle nature,
    Au moins le souvenir !

    Qu'il soit dans ton repos, qu'il soit dans tes orages,
    Beau lac, et dans l'aspect de tes riants coteaux,
    Et dans ces noirs sapins, et dans ces rocs sauvages
    Qui pendent sur tes eaux.

    Qu'il soit dans le zéphyr qui frémit et qui passe,
    Dans les bruits de tes bords par tes bords répétés,
    Dans l'astre au front d'argent qui blanchit ta surface
    De ses molles clartés.

    Que le vent qui gémit, le roseau qui soupire,
    Que les parfums légers de ton air embaumé,
    Que tout ce qu'on entend, l'on voit ou l'on respire,
    Tout dise : Ils ont aimé !

    Alphonse de Lamartine (Méditations poétiques)  

    xbyfet

    October 24

    POESIE D'AMORE DI PABLO NERUDA

    RosesBar
    Questa volta lasciami 
    
    essere felice,
    
    non è successo nulla a nessuno
    
    non sono in nessun luogo,
    
    semplicemente
    
    sono felice
    
    nei quattro angoli
    
    del cuore, camminando,
    
    dormendo o scrivendo.
    
    Che posso farci, sono
    
    felice,
    
    sono più innumerabile
    
    dell'erba
    
    nelle praterie,
    
    sento la pelle come un albero rugoso,
    
    di sotto l'acqua,
    
    sopra gli uccelli,
    
    il mare come un anello
    
    intorno a me,
    
    fatta di pane e pietra la terra
    
    l'aria canta come una chitarra.
    RosesBar
    October 12

    MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d'orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe dei suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com'è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia

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    EUGENIO MONTALE

     

    September 24

    CET AMOUR

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    Cet amour
    Si violent
    Si fragile
    Si tendre
    Si désespéré
    Cet amour
    Beau comme le jour
    Et mauvais comme le temps
    Quand le temps est mauvais
    Cet amour si vrai
    Cet amour si beau
    Si heureux
    Si joyeux
    Et si dérisoire
    Tremblant de peur comme un enfant dans le noir
    Et si sûr de lui
    Comme un homme tranquille au millieu de la nuit
    Cet amour qu faisait peur aux autres
    Qui les faisait parler
    Qui les faisait blêmir
    Cet amour guetté
    Parce que nous le guettions
    Traqué blessé piétiné achevé nié oublié
    Parce que nous l’avons traqué blessé piétiné achevé nié oublié
    Cet amour tout entier
    Si vivant encore
    Et tout ensoleillé
    C’est le tien
    C’est le mien
    Celui qui a été
    Cette chose toujours nouvelle
    Et qui n’a pas changé
    Aussi vrai qu’une plante
    Aussi tremblante qu’un oiseau
    Aussi chaude aussi vivant que l’été
    Nous pouvons tous les deux
    Aller et revenir
    Nous pouvons oublier
    Et puis nous rendormir
    Nous réveiller souffrir vieillir
    Nous endormir encore
    Rêver à la mort,
    Nous éveiller sourire et rire
    Et rajeunir
    Notre amour reste là
    Têtu comme une bourrique
    Vivant comme le désir
    Cruel comme la mémoire
    Bête comme les regrets
    Tendre comme le souvenir
    Froid comme le marble
    Beau comme le jour
    Fragile comme un enfant
    Il nous regarde en souriant
    Et il nous parle sans rien dire
    Et moi je l’écoute en tremblant
    Et je crie
    Je crie pour toi
    Je crie pour moi
    Je te supplie
    Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s’aiment
    Et qui se sont aimés
    Oui je lui crie
    Pour toi pour moi et pour tous les autres
    Que je ne connais pas
    Reste là
    Lá où tu es
    Lá où tu étais autrefois
    Reste là
    Ne bouge pas
    Ne t’en va pas
    Nous qui sommes aimés
    Nous t’avons oublié
    Toi ne nous oublie pas
    Nous n’avions que toi sur la terre
    Ne nous laisse pas devenir froids
    Beaucoup plus loin toujours
    Et n’importe où
    Donne-nous signe de vie
    Beaucoup plus tard au coin d’un bois
    Dans la forêt de la mémoire
    Surgis soudain
    Tends-nous la main
    Et sauve-nous.

    Jacques Prévert

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